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Il bioessiccatore

Voluto da Secam, realizzato da Ecodeco e gestito da Bioase, società partecipata da Secam e A2A Ambiente, è attivo dal 2012 l’impianto di bioessiccazione dei rifiuti solidi urbani.

Il bioessiccatore è posizionato presso la grande struttura Secam di Cedrasco alla quale affluiscono tutti i rifiuti della provincia di Sondrio.

Occupa circa 7.000 metri quadrati e può trattare fino a un massimo di 45.000 tonnellate/anno di rifiuti solidi urbani e assimilabili agli urbani.

           

Il video interamente realizzato da Secam
che spiega come funziona l'impianto

 COSA FA E COME FUNZIONA IL BIOESSICCATORE

bioessiccatore esterno

I rifiuti solidi urbani raccolti nei 78 comuni di Valtellina e Valchiavenna vengono trasportati al centro provinciale di conferimento di Cedrasco.
È una massa di pattume particolarmente pesante, per via della presenza di materiale biodegradabile nei sacchi neri, mediamente pari al 30% del totale.
La componente biodegradabile pesa molto in quanto ha un elevato contenuto d’acqua.
Il trattamento di bioessiccazione, che avviene in presenza di ossigeno, permette di asciugare i rifiuti, accelerando il naturale processo di ossidazione dei materiali putrescibili da parte dei microrganismi.
Ciò determina l’eliminazione di gran parte dell’umidità presente e la conseguente riduzione di circa un terzo del peso totale del carico in uscita.
L’altro grosso vantaggio è che il materiale bioessiccato - il cui potere calorifico è paragonabile a quello di un combustibile fossile – brucia meglio, ed ha quindi una resa ottimale negli impianti di termovalorizzazione.
La riduzione del carico di rifiuti in uscita determina, oltre ai citati vantaggi economici, apprezzabili benefici di carattere ambientale.
La minor circolazione di mezzi verso i forni inceneritori consente di risparmiare ogni anno diverse tonnellate equivalenti di petrolio e oli lubrificanti, senza contare la diminuzione delle emissioni di particolato e anidride carbonica.
Inoltre l’eliminazione del contenuto organico presente nei sacchi neri va a incidere su uno dei  componenti responsabili della formazione delle diossine presenti nelle emissioni degli inceneritori.

L’IMPIANTO DI BIOESSICCAZIONE OPERA IN DUE FASI

bioessiccatore interno 11° fase - IL TRATTAMENTO MECCANICO

Lo scarico dei rifiuti avviene tramite serrande che restano aperte solo per il tempo necessario all’ operazione e si richiudono una volta che questa è terminata.
La massa dei rifiuti è movimentata automaticamente da una benna a polipo posta su un carroponte robotizzato.
La benna preleva il materiale e lo scarica nella tramoggia del trituratore.
Tramite questa apparecchiatura si riduce la pezzatura dei rifiuti, facilitando così l’evaporazione della componente umida.
I rifiuti triturati sono quindi posizionati nella vasca dove avviene la bioessiccazione vera e propria.
Il posizionamento - anche questo automatico -  è effettuato in maniera tale da non mischiare rifiuti ancora non trattati con quelli nei quali il processo di bioessiccazione è già in corso.

bioessiccatore interno 22° fase - IL TRATTAMENTO BIOLOGICO (LA BIOESSICCAZIONE VERA E PROPRIA)

I rifiuti precedentemente triturati e disposti nella vasca, subiscono un trattamento di aerazione forzata che avviene tramite  fessure poste sul fondo della vasca stessa e 13 ventilatori che permettono di mantenere l’impianto in continua depressione.
I ventilatori convogliano l’aria che attraversa il cumulo dei rifiuti dall’alto verso il basso al sistema di depurazione.
Il continuo passaggio di aria accelera le reazioni biologiche aerobiche che avvengono naturalmente all’interno della massa in presenza di ossigeno.
Il calore che si sviluppa a seguito dell’azione di abbattimento della componente organica da parte dei microrganismi - pari a 50/60 gradi centigradi - determina l’evaporazione dell’acqua presente nei rifiuti e ne riduce quindi del 30% il peso iniziale.
Nel giro di due settimane dal conferimento, si ottiene così un prodotto finito, il cosiddetto bioessiccato.
Il bioessiccato è una sostanza secca, inodore e priva della componente organica putrescibile, che viene impiegata come combustibile in termovalorizzatori, centrali termoelettriche o cementifici.
Tutto avviene in un ambiente ermeticamente chiuso, dove l’aria proveniente dal processo è risucchiata da ventilatori che la indirizzano all’apparato di biofiltrazione, nel quale viene depurata in maniera naturale.
Il biofiltro è costituito da un letto di corteccia e ramaglia che, attraverso la selezione di particolari ceppi di batteri, degrada le molecole maleodoranti.
Il bioessiccato ottenuto a Cedrasco al termine della lavorazione è quindi un materiale biologicamente stabilizzato e igienizzato.
Di conseguenza può essere gestito, stoccato e trasportato senza particolari problemi.
Viene quindi prelevato, pressato e caricato sugli autoarticolati che provvedono a trasportarlo al termovalorizzatore Silla2 di Milano.

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